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Il terreno sta cambiando: una conversazione sulla ribellione di George Floyd

Jarrod Shanahan e Zhandarka Kurti

di Jarrod Shanahan E Zhandarka Kurti, a cura di Ill Will Editions

L’assassinio di George Floyd ha catalizzato disordini sociali esplosivi come non se ne vedevano in questo paese da generazioni. Sebbene le cose sembrassero ridimensionarsi a livello nazionale alla fine di giugno, il mese di agosto ha visto una rapida ripresa del conflitto, con espropri di massa a Chicago, feroci scontri in diverse città tra cui Portland e Richmond, e una grande rivolta nella città di Kenosha (Wisconsin) durata tre giorni, culminata in scontri e sparatorie con i gruppi di estrema destra e la milizia locale. All’inizio di settembre, Ill Will si è riunito con Jarrod Shanahan e Zhandarka Kurti, autori del pezzo su Brooklyn Rail, “Prelude to a Hot American Summer (Preludio a una calda estate americana)”, per discutere della seconda ondata di disordini sociali di quest’estate.

Ill Will: Nel tentativo di riflettere sugli eventi di quest’estate, alcuni di noi hanno iniziato a distinguere tra due facce apparentemente distinte del movimento: il “movimento sociale”, e qualcosa che, in mancanza di un termine migliore, abbiamo appena iniziato a chiamare il “movimento reale”. Da un lato, c’è il lato “di protesta”, con tutte le sue organizzazioni politiche di sinistra costituite, le marce ritualizzate, i leader coi megafoni, la polizia autoproclamata (o “marshalls”), ecc. Quello che chiamiamo “movimento sociale” è la tendenza spontanea a tradurre l’antagonismo o il conflitto sociale in rivendicazioni, dialogo, disobbedienza pacifica, presa di coscienza, ecc. Anche quando questo porta, in alcuni casi particolari, a forme di azione più radicali, come l’autodifesa della folla o gli occasionali atti vandalici contro proprietà dello Stato, lo fa nella modalità della “politica di pressione” volta a influenzare i cambiamenti politici come il “definanziamento” [della
polizia n.d.t.], ecc. Al contrario, usiamo il termine “movimento reale” come abbreviazione per indicare tutte quelle caratteristiche di ribellione che bypassano la rappresentazione, il discorso e il dialogo, e che invece perseguono l’antagonismo con lo stato e il capitale direttamente, anche fisicamente, se si vuole. Nell’ultimo mese, abbiamo visto persone bruciare parcheggi e uffici per la libertà vigilata, attaccare e svuotare catene di grandi magazzini, e combattere la polizia… e ovunque ciò
avvenga troviamo sempre una marcata assenza di organi di mediazione come partiti politici e gruppi di sinistra. Vediamo anche poca o nessuna preoccupazione nel modellare il messaggio o nel fare appelli alla classe politica. Non è inteso come un momento di “dialogo”, non è “politica con altri mezzi”, né come un appello per una partnership giovanile. E non vediamo nulla che assomigli ad alcun tipo di processo decisionale democratico. In altre parole, con il “movimento reale” abbiamo a che fare con una forma non egemonica di antagonismo che non aspetta il permesso di nessuno, non dà credito a nessuna autorità al di là della propria percezione di cosa fare e di cosa ha senso, e generalmente non si considera impegnata in un appello alla società civile o come un nascente potere sovrano.

Per i primi due mesi, sembrava che queste due facce del conflitto, questi due poli coesistenti del movimento fossero più o meno totalmente non comunicanti. Questo fatto sembrava essere riconosciuto dalle autorità, perché quando le forze dell’ordine parlavano di “manifestanti” in contrapposizione a “saccheggiatori” e rivoltosi, hanno chiarito che si trattava di gruppi distinti di persone che facevano cose ben diverse, legate da poco più del momento in cui partecipavano e dell’occasionale slogan condiviso. Per la maggior parte, sembra che non abbiano (avuto) torto. Come possiamo dare un senso a questo doppio fronte?

Zhandarka: Tanto per cominciare, questa importante distinzione deve essere collocata all’interno della traiettoria più lunga dell’ascesa della Black Lives Matter dal 2014 al nostro momento attuale. Durante la prima ondata di proteste BLM nel 2014, abbiamo visto giovani neri e di varie etnie scontrarsi con la polizia, ribaltare le volanti, tentare
un’azione diretta, prendere il controllo di ponti e tunnel, tutte cose che normalmente associamo alle tattiche militanti e al “movimento reale”. Questa militanza è stata interrotta da richieste di proteste pacifiche da parte dei cosiddetti rispettabili leader della comunità, che alla fine sono riusciti a recuperare l’energia delle proteste di strada in riforme liberali frammentarie come le (disposizioni ai poliziotti in servizio di indossare, ndt) body camera. Nell’arco di sei anni, sono successe molte cose che hanno aumentato la tensione sociale in questo Paese. Abbiamo visto proteste contro la violenza razzista della polizia, la resistenza alla Dakota Access Pipeline, una ribellione anti-austerità a Porto Rico, un’ondata di scioperi degli insegnanti in Virginia, Oklahoma e Arizona, un movimento militante antifascista, ecc. E questo senza parlare dell’impatto dei movimenti globali, come quelli di Hong Kong, della Francia, ecc. Il repertorio dell’azione diretta diventa ogni anno più combattivo, man mano che i manifestanti nelle strade diventano più intelligenti e più sicuri di sé. Tutto ciò è stato accompagnato da una crescente avversione per le riforme liberali, di cui Minneapolis è un esempio lampante. Tutto questo per dire che i giovani di oggi stanno vivendo una profonda politicizzazione in un arco di tempo molto breve.

Jarrod: Esattamente. Qualunque mito civico sia sopravvissuto alla presidenza Obama viene ora rapidamente spazzato via, compresa l’idea che la polizia possa essere messa al lavoro nell’interesse della classe operaia nera. Nel 2014, se qualcuno avesse cercato di cantare “fuck the police” a una manifestazione BLM, probabilmente sarebbe stato rimproverato da quei compagni di protesta che erano per il “non tutti i poliziotti”, oppure sarebbe stato accusato di “mettere la gente in pericolo” e così via. “Il ragazzo ha fatto sparire quella merda dalla finestra.” E in questa rapida politicizzazione, ho assistito a una maggiore permeabilità tra l’auto-identificato lato rispettabile del movimento, e la gente che correva dei rischi, adottando tattiche militanti, non rispettando la sacralità della proprietà privata. Mi sembra che questa nuova generazione si stia muovendo in modi che suggeriscono un offuscamento del binario da voi tracciato tra il movimento reale e il movimento sociale.

Per esempio, ci sono prove che le due cose si siano sovrapposte notevolmente nelle strade di luoghi come New York e Chicago, e sono sicuro anche in altri luoghi. Ero nel Loop il 30 maggio, il primo grande giorno della ribellione a Chicago e non potevo davvero credere ai miei occhi. C’era naturalmente una tradizionale confluenza di persone di sinistra, con gli infiniti canti che minacciano “nessuna pace”, da parte di folle che rimangono pacifiche. Ma accanto a questo, c’era la distruzione aperta e in gran parte incontestata delle proprietà, gli attacchi ai veicoli della polizia, gli scontri tra la polizia e la folla – tutto questo in pieno giorno! Ho visto adolescenti che allegramente riempivano di graffiti “BLM”, “ACAB” e “Fuck 12” quasi tutte le superfici possibili. Avendo passato così tanti anni a New York, temevo per la loro sicurezza! Ma la polizia era completamente sopraffatta, e ho anche notato che nessuno dei tradizionali poliziotti della pace – il tipo di manifestanti che chiamano “violento” ribaltare un cassonetto dei rifiuti e che potrebbero semplicemente denunciarti – si trovava da alcuna parte. Con l’avanzare della giornata, divenne chiaro che questi atti di distruzione di proprietà erano diventati pratiche generalizzate – così chiunque sarebbe stato per le strade a cantare “di chi le strade, le nostre strade” come abbiamo
fatto tutti un milione di volte, e poi un minuto dopo lo avresti visto dipingere con lo spray “Fuck 12” sulla facciata di una Wells Fargo, e poi sarebbe tornato subito in marcia.

Mentre i giorni immediatamente successivi al 30 maggio hanno visto i due poli allontanarsi ulteriormente, con i saccheggiatori e i manifestanti che raramente condividono lo spazio, la ricomparsa del conflitto nella seconda metà dell’estate li ha avvicinati di nuovo. Penso in particolare a quello che considero uno sviluppo importante nella politica locale qui a Chicago, che ha ruotato intorno ai diffusi saccheggi del 9 e 10
agosto che tu hai già menzionato, sulla scia di una sparatoria della polizia a Englewood. Ora, un primo fatto interessante è che la
vittima non è morta, e questo sconvolge notevolmente quelle che tradizionalmente abbiamo considerato essere le regole del gioco. Questa volta avete avuto qualcuno che è stato semplicemente ferito e che, secondo la polizia (e potete prenderlo con le pinze), aveva sparato. Eppure a nessuno importava della versione dei poliziotti, né di quello che asserivano avesse fatto, e il fatto che fosse ancora vivo non ha fermato quelle che sono diventate 36 ore di saccheggi e scontri in alcuni dei quartieri più ricchi di questa città.

Ora, questo sarebbe un classico esempio di come noi tradizionalmente intendiamo il movimento reale, nei termini che state usando. Allora, cos’è successo la notte successiva? Chicago Black Lives Matter, i portabandiera del movimento sociale in una città in cui si profila ancora la figura del modello di “organizzazione della comunità” di Saul Alinsky, sono uscite per sostenere in carcere le persone che erano state arrestate per saccheggio. La città cercava da mesi di dividere i “buoni manifestanti” – pacifici, non conflittuali, disponibili a lavorare per le riforme, dai “cattivi manifestanti” – dai saccheggiatori, dagli incendiari, dai rivoluzionari. Questa distinzione si inscrive abbastanza chiaramente nella dualità movimento reale/sociale che avete indicato. Eppure quello che abbiamo visto dopo una grande notte di saccheggi, sono stati i “buoni manifestanti” che si sono schierati a sostegno dei cattivi manifestanti! Avevano persino uno striscione che rinnovava uno slogan dell’ultra-sinistra di qualche anno prima, “Il nostro futuro è stato saccheggiato, riprendiamocelo con il saccheggio!”. Uno dei loro portavoce ha pronunciato una perorazione molto emozionante del
saccheggio, che ha caratterizzato come una forma di riparazione! È stato un capolavoro. Questo non è il tipo di comportamento che ci si aspetta dal lato del movimento sociale, che si suppone sia il rivale del “cattivo contestatore” e che alla fine agisce per disinnescare la militanza e guidare i movimenti verso la non violenza la riforma.

Ill Will: Il fatto che abbiamo visto gruppi organizzati di sinistra che difendono apertamente la distruzione e il saccheggio dei quartieri commerciali di lusso avvenuti la sera prima sembra certamente importante e nuovo. Si è verificata una sorta di “comunicazione” unilaterale, un gesto di riconoscimento da parte del movimento sociale del fatto che il movimento vero e proprio ha avuto luogo – come se i manifestanti dicessero: “ti vediamo”, “lo sosteniamo”, “questo ci risuona”.

Tuttavia, mi sembra che la separazione che abbiamo osservato rimanga ancora. Abbiamo ancora i saccheggi da un lato, e i manifestanti dall’altro. Vale la pena ricordare che, nello stesso periodo in cui si svolgeva la manifestazione di sostegno al carcere da te descritta, i saccheggi si svolgevano ancora in altre parti della città. Inoltre, nella forma stessa con cui hanno mostrato il loro sostegno, riconosciamo facilmente il repertorio tattico del manifestante: presentarsi davanti a una stazione di polizia con uno striscione, organizzare un
comizio, tenere un discorso, fare richieste, distribuire bottiglie d’acqua, ecc. Quindi c’è una separazione nel tempo e nello spazio, una differenza tattica, una separazione demografica – eppure, attraverso queste differenze, ha avuto luogo comunque una sorta di comunicazione o di incontro a distanza.

Zhandarka: Penso che anche qui sia importante il contesto del saccheggio. La pandemia e la crescente miseria in termini di disoccupazione e di sfratti, insieme alle tattiche militanti delle proteste del BLM, hanno portato anche questa volta a una maggiore tolleranza dei saccheggi tra la gente comune. Voglio dire, chi non vorrebbe dei bei vestiti da indossare o da vendere in seguito, se il suo lavoro o il reddito familiare non è più garantito? Recentemente sono stato nel Bronx a trovare mia madre e ho preso del cibo da asporto dal ristorante cinese di zona e ho ascoltato un diciannovenne che parlava della pandemia con il suo amico. “E pensavano che il saccheggio fosse un male, aspetta fino a Natale”. E perché? Beh, perché tutti sono mascherati e i poliziotti non riescono a identificare le persone così facilmente.
Credo che la gente comune, senza alcuna intenzione di partecipare alle proteste organizzate, ma che sicuramente sopporta il peso quotidiano dello sfruttamento della miseria e delle molestie della polizia, abbia approfittato di questo momento, e giustamente.

Jarrod: Il terreno sta certamente cambiando, e sta costringendo gli attori a prendere decisioni difficili. Così, mentre gli oratori di BLM Chicago esprimono soggettivamente l’affinità con i cattivi manifestanti, una maggiore vicinanza tra i due poli viene imposta oggettivamente al
movimento dalla risposta dello Stato. Per esempio, sulla scia della
polemica che BLM Chicago ha generato sostenendo “Ri-saccheggia”
come forma legittima di protesta, il lato del movimento sociale ha
avuto un assaggio del prezzo del rifiuto del dualismo tra buoni e
cattivi. Il fine settimana successivo nel Loop, alcuni gruppi di
attivisti locali hanno guidato una marcia a metà giornata dal
Millenium Park, alla quale hanno partecipato alcune centinaia di persone. Tuttavia, nonostante seguisse il copione familiare che tutti conosciamo a memoria, è stata accolta con brutali ritorsioni da parte della polizia, che ha ampiamente superato in numero i dimostranti. La repressione è stata feroce, con la polizia che ha picchiato i bambini, spruzzando indiscriminatamente spray al pepe, urlando e ringhiando insulti, indossando un equipaggiamento antisommossa completo per attaccare una folla di giovanissimi. Alla fine la polizia ha intrappolato il corteo e ha costretto tutti a svuotare gli zaini dagli effetti personali sul marciapiede – e a farseli confiscare – se volevano evitare l’arresto. È stato sadico e deliberatamente umiliante – in altre parole, il modo in cui la polizia tratta i ragazzi del quartiere. Quello che ho pensato è stato che il Chicago Police Department volesse dire: “Se non volete rispettare il binario dei buoni e dei cattivi contestatori, allora fanculo, non lo
faremo nemmeno noi, e vi tratteremo tutti come i cattivi”.

Zhandarka: Sì, e voglio solo aggiungere che è anche una questione di rimanere in gioco. Dal 2014 ci sono state crescenti tensioni all’interno di BLM tra l’ala liberale, che ha chiesto più timide riforme, e i raggruppamenti più radicali e di sinistra che sostengono il defunding e l’abolizione della polizia. E data tutta la retorica radicale sul definanziamento della polizia, BLM deve anche darne prova nelle strade, manifestando per le persone quando sono accusate o arrestate per saccheggio e in genere devono confrontarsi con i ragazzi del quartiere.

Ill Will: Dopo che la ribellione a Ferguson si è incanalata nel paradigma della protesta sociale più facilmente gestibile, la più ampia lotta Black Lives Matter è diventata ritualizzata, prevedibile e abbastanza sterile
per molti anni. Negli ultimi due mesi, invece, è come se stessimo assistendo a qualcosa di simile a un doppio divenire. Da un lato, c’è
il processo e il divenire di cui parlava poc’anzi Zhana: cosa significa quando gruppi di protesta come BLM si sentono obbligati a
rispondere al movimento reale? Le azioni dei gruppi di movimento sociale sono rapidamente superate dall’esplosione di rivolte e saccheggi. D’altra parte, abbiamo visto l’ascesa globale di un nuovo tipo di cultura di avanguardia che ricorda il blocco nero durante il movimento no-global, con la differenza che ora sono per lo più spogliati di ogni riferimento esplicito all’ideologia anarchica. Questa cultura si è andata consolidando al di fuori degli Stati Uniti, prima a Hong Kong, in Libano, in Cile e in Iraq, per poi approdare a Portland, Atlanta, Rochester e in altre città americane quest’estate. Di conseguenza, abbiamo assistito a una costante escalation del tipo di tattiche di protesta che i giovani hanno voluto intraprendere. Non è più raro vedere ragazzi che si presentano con scudi, laser, respiratori, caschi, occhiali, guanti
rinforzati e così via, anche quando non è davvero necessario, non si sa mai. Raramente si può andare a una dimostrazione oggi, almeno a Chicago, dove non si veda qualcuno che indossi almeno un respiratore a mezza faccia. La circolazione di queste pratiche in tutto il pianeta sta iniziando a contaminare e a trasformare i tipici rituali di protesta che ci aspettiamo. Di conseguenza, è importante non continuare a comportarsi come se le cose andassero male come sono andate per molti anni. Dobbiamo stare attenti a non aggrapparci troppo alle distinzioni e alle aspettative fisse nel momento in cui le vediamo eclissate nella pratica. Dobbiamo stare attenti a non schiaccia tutto ciò che sta accadendo su vecchie categorie, se ciò che stiamo vedendo è più interessante e complicato.

Jarrod: Conosciamo tutti il pericolo delle organizzazioni formali prodotte da queste rivolte, e gli spettri di cooptazione e di inerzia che suscitano.
“L’auto-organizzazione – come diceva Théorie Communiste – è il
primo atto della rivoluzione; diventa poi un ostacolo che la rivoluzione deve superare”. Allo stesso tempo, ci sono aspetti del “movimento sociale” formalmente organizzato che mi piacerebbe credere possano avvantaggiare le persone impegnate in metodi di antagonismo più diretti. È difficile sostenere attività come l’esproprio e la lotta alla polizia per un lungo periodo di tempo. I vari settori del BLM, che dispongono di risorse, di mezzi di comunicazione sociale e di una presenza duratura nelle strade, possono portare continuità e coerenza nel tempo. Idealmente, la loro funzione dovrebbe essere quella di collegare una nuova generazione di giovani disaffezionati a un quadro pratico per la crisi sociale e le lotte che essa produce. I gruppi costituiti possono naturalmente diventare un ostacolo allo svolgimento di una lotta, ma al momento è importante che ci siano forme di identità collettiva che abbiano un qualche tipo di corpo coerente (per quanto liberamente configurato) e i mezzi e la capacità di fare continuare a ribollire le cose. Se la repressione del movimento da parte di Trump e Barr continua ad
intensificarsi, ovvero se il movimento cresce alle proprie condizioni, è possibile che si vedano singoli individui o interi segmenti di movimento costretti alla clandestinità. Un qualche tipo di collegamento con le più rispettabili organizzazioni in superficie sarebbe una parte essenziale per non essere schiacciati in un momento come questo. E per essere chiari, questa dinamica si sta già sviluppando, con una notevole militanza di strada che si muove dietro il paravento di un movimento sociale più ortodosso. Finché il secondo non denuncia apertamente il primo, le possibilità di simbiosi sono di buon auspicio per far avanzare una lotta prolungata.

Zhandarka: Sono d’accordo. È ancora abbastanza facile per la destra e i liberali isolare politicamente i saccheggiatori e dividere il movimento. Non so quanto di questa divisione possa essere onestamente evitato, perché sappiamo che anche laddove l’identità del movimento è stata più
coerente, le narrazioni ideologiche su contestatore buono/contestatore cattivo sono state un aspetto integrante di come si è sviluppata la controinsurrezione. Ma un certo grado di organizzazione potrebbe almeno anticipare e rispondere a queste divisioni.

Penso che sia importante anche il fatto che i bianchi stiano saccheggiando e compiendo sommosse. La loro partecipazione indica un cambiamento nel campo della “bianchezza” oggi. In passato, quando i bianchi si sono ribellati, è spesso stato contro i neri. Per esempio, quando i neri si trasferivano in quartieri esclusivamente bianchi, erano
terrorizzati e molestati da mafie e rivoltosi bianchi. Durante la rivolta di Chicago del 1919, le folle di bianchi, molti dei quali giovani, hanno brutalizzato i residenti neri, provocando pesanti scontri che hanno causato oltre tre dozzine di morti (23 neri e 15 bianchi) e più di 500 feriti (due terzi dei quali neri). A causa dei loro legami con la macchina della politica e con la polizia, i bianchi non sono mai stati arrestati o perseguiti. Nel dopoguerra, le mafie bianche lanciarono bombe incendiarie sulle case dei neri che si trasferivano nei quartieri bianchi. Negli anni Sessanta, su scala nazionale, i bianchi che sostenevano i diritti civili o anche il potere nero e le lotte liberali nazionali non hanno partecipato alle rivolte. Quindi, la partecipazione dei bianchi alle rivolte è uno sviluppo interessante che complica la narrazione dei manifestanti
buoni e cattivi.

Ill Will: Mi chiedo se
possiamo mettere in relazione questi due punti in qualche modo. Nei
termini di questa distinzione tra “buoni” e “cattivi”
manifestanti, non solo c’è stato un divenire o uno spostamento
all’interno dei gruppi di sinistra (come abbiamo già notato), ma
sembra anche che stiamo assistendo all’inizio di una forma di
attività poliziesca che non riconosce questa differenza. Tu hai
parlato della sanguinosa repressione della manifestazione al
Millenium Park, ma questo è sembrato altrettanto vero a Portland e
Kenosha. Da parte sua, la polizia di Chicago ha avuto buoni motivi
per mettere in dubbio la cosiddetta innocenza e la buona volontà
della sinistra durante la manifestazione alla statua di Colombo a
Chicago nel mese di luglio, che li ha portati a essere bersagliati da
centinaia di lattine di LaCroix (un’acqua frizzante aromatizzata n.d.t) che sono apparse senza preavviso dal nulla. Da allora, quando arrivano gli scudi o gli ombrelli vengono tirati fuori durante le manifestazioni, la polizia di Chicago ha ora un ricordo di questo inganno. Mi viene in mente un aneddoto che usciva spesso sul giornale Race Traitor negli anni ‘90: quando un bianco veniva fermato da un poliziotto, cera una presunta lealtà basata sul colore della pelle, una sorta di tacita supposizione psicologica da parte dell’agente di polizia che “sto incontrando un alleato bianco”. Lo scopo dell’aneddoto, naturalmente, era quello di incoraggiare i bianchi ad abusare di questa presunzione di
innocenza, combattendo la polizia al fianco dei loro fratelli e
sorelle neri. Eppure questa sorta di presunzione di innocenza ha
circondato l’attivista di sinistra a Chicago per anni: per la maggior
parte, la polizia sapeva di non doversi preoccupare che le cose
sfuggissero di mano, perché gli organizzatori avrebbero governato
internamente ogni elemento indisciplinato della folla. Dopo l’azione
alla Statua di Colombo del 17 luglio, però, la polizia è ora costretta ad avvicinarsi alla sinistra come un’amante abbandonata: “Una volta ci fidavamo di te… ora non sei meglio dei ragazzi del quartiere”. Questo fatto, unito alla seconda ondata di saccheggi, ha fatto sì che essi agiscano sempre più spesso in modi che sopprimono nella pratica qualsiasi distinzione tra il movimento sociale e il movimento reale. Da un lato, questo dovrebbe preoccuparci, in quanto implica una forma di controinsurrezione orientata alla violenza aperta, compreso l’uso delle armi e così via; allo stesso tempo, ha anche il potenziale di frantumare le illusioni che la sinistra ha custodito e riprodotto con cura per anni. Si può parlare qui di “tradimento della sinistra”?

Jarrod: La mia linea in questo momento è che la maggior parte di noi che ha gravitato intorno ai movimenti conosce tutte le stronzate che ci si può aspettare dai liberali radicali, dagli imbroglioni, dai finti rivoluzionari senza scopo di lucro, e tutto il resto. Bene. Invece di fermarci a quell’analisi, però, dico di fare attenzione a dove questo non stia accadendo. La maggior parte di questi attori non sono entità
statiche, e stiamo vivendo un momento che lascerà immutari solo i
partigiani più inveterari.

Zhandarka: Non dimentichiamo che la controinsurrezione morbida è un’invenzione liberale. In tutti questi baluardi liberali come Chicago, Philadelphia e New York sono stati i sindaci democratici a scatenare la polizia sui manifestanti. Chicago è un caso interessante perché è stata la mecca della politica nera fin dall’inizio del XX secolo.

Jarrod: Beh, loro sono i
controinsurrezionalisti che hanno colpito più duramente nella
storia. Voglio dire, è da lì che viene la controinsurrezione
morbida di oggi, che risale agli anni Sessanta. Le grandi città
democratiche come New York, che hanno visto un grande afflusso di
lavoratori neri durante la Grande Migrazione, hanno imparato negli
anni Sessanta che la forza da sola non poteva contenere la ribellione
urbana, e grazie ai loro fondi, e a molti dei finanziamenti della
Great Society di Lyndon Johnson, sono state in grado di costruire dei
baluardi contro l’insurrezione all’interno della sinistra. Molti
degli apparati della macchina politica non profit e iperlocalizzata
che conosciamo oggi risalgono a quel periodo. E molti di questi
giovani che vediamo in queste organizzazioni no profit di sinistra
potrebbero diventare il prossimo Obama; molti gruppi locali sono
legati alla stessa struttura finanziata dalla Ford Foundation che ha
prodotto il primo Obama. Per il momento, alcuni di questi giovani
sembrano voler abbandonare questo ruolo in un modo molto pubblico.

Zhandarka:  La giovane generazione di oggi ha molte meno illusioni da scrollarsi di dosso. Mentre prima c’era più speranza di riformare la polizia, soprattutto quando Obama era comandante in capo, oggi quella speranza è svanita. Oggi i giovani capiscono che la polizia fa abitualmente violenza ai neri e questo fa parte del loro lavoro. Eppure, c’è ancora un segmento significativo della classe liberale nera che pensa che abbiamo solo bisogno di riformare la polizia. Ma voglio dire, cosa
faranno Biden e Kamala? I giovani stanno assistendo allo sviluppo di
BLM e vedono che nel 2020 la risposta dei Democratici alla violenza
della polizia è di eleggere due persone che hanno sostenuto l’aumento della polizia e l’incarcerazione di massa. È uno schiaffo totale. Credo che, come è successo con il Black Power negli anni Sessanta e Settanta, questa nuova generazione stia vedendo che la rappresentazione non significa forza.

Ill Will: Assolutamente. La lotta per l’emancipazione in America si sta rapidamente disfando del peso del suo bagaglio democratico. Sta abbandonando gli ostacoli che ancora la legavano durante Occupy. Le pratiche discorsive stanno cadendo in disuso, o si stanno fondendo con i meme e gli shitposts e stanno diventando molto più fluide. Questo ha aperto il campo a un molto più combattivo repertorio di ciò che la gente considera interessante e produttivo. Le giovani generazioni – in particolare i ragazzi delle classi subalterne – preferirebbero ribellarsi e
lanciare cose contro la polizia piuttosto che stare seduti in un’assemblea generale in attesa del loro turno per parlare. Questa è in gran parte una buona cosa. Uno degli aspetti negativi, tuttavia, è che ci manca un quadro simbolico attraverso il quale parlare oltre le linee della razza di che cosa significa che dei bianchi si presentano in questa lotta al fianco dei neri e stanno dimostrando il loro rifiuto pratico della supremazia bianca con la volontà di fare fronte alla violenza della polizia per fare avanzare l’antagonismo. Ci mancano i mezzi per parlare in termini positivi di cosa significherebbe vivere insieme in un mondo condiviso e che si rafforzi reciprocamente, senza doversi controllare a vicenda. Così
sembra che, anche se in modo gestuale (cioè in termini di pratiche)
ci sono innovazioni che accadono ogni singola settimana, la situazione rimanga simbolicamente congelata.

Jarrod: Non è un fatto insignificante che i due compagni uccisi a Kenosha fossero bianchi. Sembra particolarmente offensivo per molti di questi tipi di miliziani di destra vedere bianchi per le strade mettere a rischio la propria vita in nome della vita dei neri. E molti di loro si sono
uniti a questo movimento. Forse sono un pessimista, ma non credo che
la gente sia disposta a mettere a rischio la propria vita per una causa che non vede come propria. Questo significa che questi bianchi non si presentano come “alleati”, sono partigiani che partecipano a una ribellione generalizzata contro la vita negli Stati Uniti. Certamente, il trattamento dei neri da parte della polizia è una delle caratteristiche più repellenti della vita americana, e dobbiamo intenderlo come il livello più basso con cui la maggior parte delle vite viene svalutata. Di conseguenza, questo è un momento in cui i muri tra le cosiddette razze vengono abbattuti per le strade. Purtroppo, in un momento come questo, vediamo che proprio questi confini razziali sono pesantemente sorvegliati, e non solo a destra.

Zhandarka: Gli americani vivono un’esistenza molto segregata e atomizzata. Per questo motivo, è stato sorprendente vedere questa esplosione multirazziale nelle strade. È uno sviluppo importante che tanti giovani bianchi sono attratti dall’antirazzismo e marciano per le strade. Allo stesso tempo, molti bianchi vedono ancora la violenza della polizia come un problema che riguarda solo i neri. Naturalmente, i neri vengono uccisi. Ma la polizia è anche una questione sociale, una questione che tocca il cuore della nostra umanità. Finché i giovani bianchi non vedranno che anche la loro vita è stata resa problematica da
questo sistema più grande, le lotte non avranno soluzione. Penso
agli innumerevoli luoghi rurali economicamente devastati dove i
giovani bianchi affrontano la povertà e tutti i problemi che ne
derivano, ma non hanno il linguaggio per dare un senso alla propria
miseria e a come essa sia collegata – nonostante le importanti
differenze – a quella dei neri, e a come il sistema funzioni nel suo
complesso. Ma una parte di me è ottimista. Se c’è un momento per
collegare le cose, è questo di adesso. Stiamo vedendo che il Covid
continua ad imperversare, abbiamo visto notizie di stati che stanno
esaurendo i soldi della disoccupazione, sempre più giovani sono
stati cacciati dai posti di lavoro di merda a basso salario, tra cui
l’industria della ristorazione, il commercio al dettaglio.

Ill Will: In mezzo a questo dilagare della “diserzione dei cittadini” dalla politica progressista, e al propagarsi di una cultura di avanguardia che si
sta distaccando dal feticcio del proceduralismo democratico, della
leadership identitaria, del dialogo cittadino o delle “richieste”
– allo stesso tempo, stiamo vedendo Trump e l’estrema destra tentare
di provocare questi movimenti sociali verso scontri militari. Il loro
presupposto è presumibilmente che la sinistra non sarà pronta né
in grado di sopportare un tale confronto, il che è quasi certamente
vero. Come si intensifica la defezione all’interno della sinistra e
allo stesso tempo si tiene aperta la finestra per le persone che non
ne fanno parte classicamente? Come possiamo fare in modo che la lotta
rimanga aperta alle persone che non hanno una conoscenza avanzata
delle armi o una capacità di lotta armata?

Jarrod: Penso che questa sia
la sfida che dobbiamo raccogliere in risposta all’aumento della
violenza armata di destra e della repressione dello Stato.
Naturalmente la gente dovrebbe difendersi, e potrebbe arrivare un
momento in cui abbiamo bisogno di autodifesa armata nelle nostre
manifestazioni in luoghi come Chicago, come già esiste nel Pacific
Northwest. Ma questo non significa dire che abbiamo bisogno di
eguagliare la destra, in un accumulo di armi da fuoco e nella
preparazione di qualche tipo di guerra, che come molte persone
intelligenti hanno fatto notare più o meno nell’ultima settimana
sarebbe in realtà tra due gruppi molto piccoli di persone
relativamente giovani e avventurose. Non credo che questo sia
l’orizzonte a cui dovremmo puntare, e per evitarlo, il compito
sarebbe quello di chiarire non solo ciò contro cui lottiamo, ma
anche ciò che vogliamo – il mondo che vogliamo costruire e come ci
immaginiamo il nostro percorso a partire da questo attuale disastro.

Zhandarka: Riportare il discorso a questo momento. Anche se si sviluppa un vaccino, questo non significa che le cose torneranno alla normalità. Quindi, dobbiamo approfittare dell’apertura che questo momento ha fornito per collegare le lotte e chiarire la nostra posizione. Come faremo a collegare la lotta contro la violenza della polizia con la crisi che il COVID ha messo a nudo?  La  ribellione che fermenta è un grande inizio! Ma milioni di americani stanno silenziosamente soffrendo per questa pandemia globale. E non abbiamo ancora visto una grande resistenza nei luoghi di lavoro o nelle scuole. La maggior parte
degli americani ha generalmente accettato la pandemia e ha riorganizzato le proprie vite per accoglierla. La maggior parte delle
persone andrà al lavoro e a scuola indossando maschere e si
chiederà: “Oggi morirò?”. Ma questa soluzione potrebbe non durare. La gente potrebbe stufarsi, può accadere di tutto. Quindi, dobbiamo creare dei collegamenti tra le diverse crisi che si stanno manifestando nella vita americana, ma dobbiamo anche difendere qualcosa. E credo che ci sia una certa esitazione a dire cosa vogliamo “noi”, e credo che questo sia un grave errore. La destra e i liberali sono tutti a favore di qualcosa, e questo qualcosa è un ritorno a più morti e più miseria. Nell’ultimo
decennio, il “noi” si è trovato per strada, nelle proteste, nelle organizzazioni che sono cadute a pezzi per vari motivi. Tutto questo va bene e dovremmo stringere questi legami, risolvere la questione tra questi piccoli milieux che esistevano in passato. Ma dobbiamo anche avere il linguaggio, il linguaggio politico per aiutare i giovani che partecipano a queste proteste a dare un senso al mondo e alla visione del futuro. Dobbiamo sviluppare un modo di parlare dell’idea di vita che vogliamo abbracciare.

Settembre 2020

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