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Ribattere: una risposta preventiva agli attacchi dei media a Defend the Atlanta Forest

Committee for the Defense of the Offensive

“Siamo in una linea temporale in cui tutti perdono” ha detto una volta un amico. È sempre sembrato così. Anche se ci abbiamo sempre provato, tutti noi, le nostre vittorie sono sempre state delle innovazioni nei metodi, nel discorso. Qualcosa sta cambiando. Nella foresta. In città. E di più, è come se si sia aperto un piano astrale. Esso, se esiste, pare propagarsi a spirale verso l’esterno in ogni direzione. Nasce tutto da un semplice fatto: vogliamo veramente vincere. Non permetteremo che ci tolgano ogni cosa, che asfaltino tutto con condomini e parcheggi.

In centinaia guidano motocross e quad in una domenica pomeriggio, dando un significato e uno scopo condivisi a tre generazioni di appassionati di meccanica e avventurieri. La musica pulsa tra gli alberi mentre piccoli gruppi si incamminano lungo il sentiero, la luce fioca dei bastoncini fluorescenti, ballando sotto le stelle gratis; nessun buttafuori, nessun biglietto di ingresso. Alla periferia della città, i complessi residenziali dividono le spese per le casette gonfiabili in modo che tutti i bambini possano festeggiare insieme i compleanni, condividendo cibo e comunità sotto il caldo sole della Georgia, nonostante le sfide della settimana lavorativa. Tra camere d’aria degli pneumatici e materassi gonfiabili, migliaia di persone galleggiano lentamente lungo il Chattahoochee con coinquilini e amici, sorseggiando birre nell’acqua fredda, una gioia gradita per evadere dal traffico del centro.

Questa è la vera Atlanta. La Città nella Foresta. Ed è in pericolo. Dislocamento, demolizione, sconfitta. Lo sanno tutti. E stiamo lottando.

Ed è proprio questa lotta, questa determinazione generalizzata a vivere una vita libera e gioiosa, che ha prodotto una così forte resistenza alla distruzione della foresta di South River, alla costruzione della Cop City e alla mostruosità degli Studios Blackhall. Se fosse per i telegiornali, non sapreste mai nulla di tutto ciò.

Forse non è troppo presto per dire che lo spin dei media contro l’attuale movimento (che sarà completamente guidato da una società di comunicazione pagata dalla Police Foundation) sarà mal scritto e privo di immaginazione. Negli ultimi quarant’anni l’apparato mediatico ufficiale si è talmente degradato che è difficile immaginare che i portavoce della polizia, i redattori o i rappresentanti dell’amministrazione cittadina riescano a costruire bugie accattivanti, chiare o stimolanti. Dato che gli articoli sono tutti nascosti dietro i paywall, il vero punto di vista deve essere ridotto ai soli titoli e alle didascalie. Una fortuna per loro, visto che gli articoli sono pieni di Tweet incorporati, attribuzioni errate e citazioni insensate. A meno che non venga dato il controllo di queste aziende a scrittori veri e propri, nel giro di un decennio saranno sicuramente sostituite da piattaforme di social media decentralizzate.

Cosa probabilmente diranno

Possiamo già immaginare i titoli che propineranno al pubblico televisivo. Questi titoli saranno realizzati in maniera scialba da persone poco creative, perché non sono pensati per descrivere la realtà, né per indurre il pensiero critico; piuttosto, la cultura mediatica dominante fabbrica all’ingrosso una base di consumatori per il suo sistema di informazione mercificato. È il consumatore a essere accuratamente costruito, e non la prosa, né le immagini, né tantomeno i titoli.

In questo senso, gli architetti di questo sistema non sono in realtà scrittori o oratori, sono più che altro pubblicitari, tristemente noti per il loro cattivo gusto. Anche in questo, anche nell’arte della pubblicità, sono spinti verso la quota di mercato più bassa e generica, la via di mezzo, il centro di tutte le opinioni. Vale a dire che non parlano a nessuno. Si rivolgono a un pubblico ipotetico. Solo Fox News è riuscita a individuare una vera nicchia, anche se sono tutti dei folli. La situazione è patetica. Possiamo immaginare un sistema di informazione coinvolgente controllato dall’umanità informata nel suo complesso, che fornisce approfondimenti e ricerche informate alle persone che ne hanno bisogno, prodotte da una comunità di pari e soprattutto di individui creativi. Invece, subiamo l’assordante idiozia del doppio linguaggio della classe dirigente.

Alcune probabili storie dei prossimi giorni, che non faranno altro che aumentare lo stupore generale del pubblico:

  • “La Polizia Municipale: inflitrati da fuori città dietro le proteste”
  • “La comunità si divide sul nuovo Centro per la Sicurezza Pubblica”
  • “Gli investigatori: delinquenti hanno preso il controllo del movimento”
  • “Nuovo piano per ridurre le emissioni di carbonio del Centro per la Sicurezza Pubblica”
  • “Impiegati pubblici: Siamo allo stremo. Commercio locale a rischio per gli attacchi degli ‘attivisti’ alla polizia”
  • “Nuova struttura pensata per l’addestramento degli agenti alle tecniche non letali”
  • “L’impresa costruttrice sotto attacco: stiamo solo facendo il nostro lavoro”

Con pochi e frettolosi “rapporti”, la Police Foundation non ci metterebbe molto a cullare il sonno di migliaia di persone. Non basta la prosa stancante el’eccessiva ripetizione, ci sono anche le ridicole e squallide foto della South River Forest (Welaunee) che scelgono di pubblicare. È difficile anche solo immaginare come riescano a catturare una tale bruttezza da un luogo del genere. Non ci vuole molto per trovare fotografie e filmati belli e accattivanti su Internet. Meglio ancora, non ci vuole molto ad avventurarsi da soli nella zona, soprattutto ora che ha raggiunto uno status di autonomia piuttosto impressionante nei confronti del governo cittadino.

Tarkovskij, un mondo e quarant’anni fa, coglieva la foresta di South River in termini molto più chiari dell’Atlanta Journal Constitution: “Non so cosa succeda qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno, tutto, tutto si comincia a muovere… le vecchie trappole scompaiono, ne appaiono di nuove… posti prima sicuri, diventano impraticabili: e il cammino si fa ora semplice e facile, ora intricato fino all’inverosimile. È LA ZONA! Forse a certi potrà sembrare “capricciosa”… ma in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo”. Questa è probabilmente la sensazione che provano tutti gli esseri viventi laggiù, ma non lo saprete mai leggendo le cronache.

Condoglianze a coloro che hanno sentito la Police Foundation parlare direttamente di questo luogo. Forse questa è la vera abilità della strategia di denuncia guidata dallo Stato: convincere persone perfettamente ragionevoli a credere in qualcosa di vuoto e ridicolo.

Cosa vogliono che pensi

Immaginate la vita se riusciste davvero a conformarvi alle richieste assurde che i burocrati imbastiscono con le loro maldestre argomentazioni e con i loro discorsi a metà. Avreste tutta la libertà di pensare, purché non influisca sulla vostra vita. Potreste esprimere qualsiasi idea, tranne qualcosa di vero. Potreste fare tutto ciò che volete, purché sia insignificante. Potreste dormire dove volete, tranne che all’ombra di qualche albero. Immaginate di avere tutto, tranne le persone e i luoghi che amate. Vogliono che pianifichiamo il futuro, mentre danno fuoco a ogni centimetro della Terra libera.

Il fatto che alcune persone intelligenti e coinvolgenti rifiutino apertamente questo accordo non dovrebbe sorprendere nessuno. Va da sé che la persona media non ascolta nemmeno le stramberie e le idiozie che la polizia fa dire ai giornalisti. Ma sia la polizia che i giornalisti parlano sempre e comunque. Sono ossessionati da noi, ma noi non ci preoccupiamo di loro. Deve essere davvero umiliante per tutte le forze repressive che si stanno radunando oggi contro il movimento. Il regno della polizia è veramente sancito quando i rivoluzionari non possono immaginare nulla di più grande di una vera e propria lotta contro i boys in blue.

Ma non soffriamo una carenza di immaginazione. Piuttosto che sostenere un tira e molla con le truppe d’assalto del sistema, l’attuale movimento ha strappato completamente la maschera al progetto Cop City, prendendo di mira gli appaltatori, visitando le case dei CEO, sabotando le infrastrutture, abbracciando una partigianeria genuinamente entusiasta nella città, nella foresta e in tutti i luoghi della vita creativa e collettiva. Quando è stato necessario o opportuno, le forze che si sono sollevate contro la Police Foundation non hanno perso l’occasione di cacciare completamente le forze dell’ordine dalla foresta. Questo non è stato affatto il fattore principale della lotta attuale, che tenderà a diventare più ambiziosa e totalizzante man mano che avanzerà. Naturalmente, questo è stato un fattore di disturbo per coloro che spingono dall’altra parte delle barricate.

Gli attacchi contro questo movimento sono del tutto generici. “Difendi la foresta” (o comunque decideranno di chiamare le forze che stanno prendendo forma intorno a loro) sarà semplicemente il palo della cuccagna contro cui si dirigerà al più presto la stupefacente pressione del sistema. Questa pressione, testata più volte contro le lotte dei neri, gli scioperi dei lavoratori, i movimenti di libera resistenza degli ultimi 400 anni, ha alcuni tratti e caratteristiche standard, ed è intorno a noi quotidianamente, si irradia costantemente dai nostri telefoni e computer portatili. In generale, la copertura mediatica che verrà è progettata per patologizzare le persone libere e coraggiose agli occhi degli spettatori, in modo che l’uso della violenza vera e propria contro di loro sembri più ragionevole.

Non mirano a isolare o screditare un gruppo o un movimento specifico, anche se questo è ciò che dicono. Le operazioni dei media sono progettate per dare l’impressione, per dare a tutta l’umanità l’impressione, la sensazione di sprofondamento per cui una trasformazione sociale significativa e duratura sia percepita come impossibile. Se fosse davvero così, non si impegnerebbero così tanto per sostenere lo status quo con tazer e manganelli.

Perché falliranno

È probabile che il nostro movimento abbia portato più persone nella foresta nell’ultimo anno di quante la abbiano visitata nell’ultimo decennio. Inoltre, la ricerca condotta da chi partecipa risulta travolgente. Di solito i burocrati contano sul fatto che i movimenti si perdano in discorsi e formalità politiche. Non questa volta.

La Police Foundation pensa ancora di costruire la Cop City. Questa è la vera commedia. Brasfield & Gorrie e tutti gli altri appaltatori ovviamente rinunceranno a questo progetto a causa degli ostacoli che si trovano di fronte.

Il governo è convinto di vincere perché crede che il denaro possa comprare la forza. Perderanno proprio perché non capiscono che non si può creare potere solo con bilanci annuali e un po’ di tecnologia. Per ogni strumento che loro hanno, noi abbiamo qualcosa di improvvisato, qualcosa di open-source, qualcosa di gratuito o ritrovato. Loro spendono milioni per quello che noi neutralizziamo praticamente per niente. Sono vittime del sistema delle merci, credono che le loro armi e i loro addestramenti al linguaggio del corpo daranno loro il vantaggio competitivo di cui hanno bisogno per dominare tutto. Se quelle armi e quegli addestramenti fossero validi, non avrebbero modo di saperlo, perché le merci non vengono scambiate o vendute in base alla loro utilità, ma al loro valore commerciale.

Non si può governare ciò che non si comprende. Si può solo sterminarlo, ignorarlo, incorporarlo o soccombervi. Queste dinamiche le comprendiamo abbastanza chiaramente. Le nostre informazioni sono migliori, la nostra immaginazione superiore, la nostra scrittura più intelligente. Loro lavorano per uno stipendio e un po’ di prestigio. Noi combattiamo per le cose che amiamo. Per queste ragioni, vinceremo.

Alternative proposte

Ci siamo allontanati dal nostro intento originario. Il nostro obiettivo era solo quello di affrontare le carenze estetiche della disinformazione di massa. Naturalmente, ci sono ragioni per queste carenze, quindi è comprensibile che siano emerse in questa sede. In ogni caso, crediamo che le future storie sul movimento, generate tenendo conto degli interessi della Atlanta Police Foundation, potrebbero beneficiare di una nuova dose di creatività e genialità. Poiché è improbabile che ciò emerga dal campo avversario o dai galoppini dell'”intelligence” ingaggiati su Internet, sembra che dovremo svilupparli noi stessi. Ecco alcuni titoli che potrebbero attirare nuovi seguaci alla causa dell’onnipotenza tirannica della polizia:

  • “Problemi in Paradiso? Gli esperti: dispute interne possono distruggere il movimento locale”

Una domanda è sempre popolare nel quadro di una copertura click-bait. Inoltre, questo tipo di cornice permette ai lettori di giustificarsi per non aver partecipato al movimento, dal momento che è già pieno di controversie e difficoltà. Dato che la vergogna è un prodotto così diffuso nel mondo, si tratta di un titolo che ha un appeal di massa. Allo stesso tempo, la natura decentralizzata del movimento sembra costruire la diversità come strategia di sviluppo. Evidenziare i difetti può solo portare a nuove mutazioni.

  • “Chi c’è dietro al movimento contro la Polizia?”

Questo tipo di inquadratura presenta numerosi vantaggi. La maggior parte di ciò che va detto è già nel titolo: un gruppo cospiratore (magari un ricco banchiere che si può insinuare senza dirlo direttamente) controlla le proteste, perciò le proteste non sono davvero sincere; questa frase specifica non dà un nome al movimento, quindi non fa capire la natura virale di ciò che sta accadendo; mette in secondo piano le forze dell’ordine in un movimento che sembra immaginare una serie completamente nuova di priorità e possibilità per la società nel suo complesso. Tuttavia, forse non è saggio dare un calcio all’alveare, dato che i ricercatori del movimento sembrano prontamente in grado di rintracciare tracce cartacee e conflitti di interesse tra i loro avversari.

  • Racial Justice o estremismo anarchico?”

Questo non è un argomento di discussione, ma ha comunque un grande potenziale. Per prima cosa, implica che la politica radicale e l’antirazzismo non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro e potrebbe portare il lettore a credere che gli antagonisti siano degli strani intrusi, che strumentalizzano le preoccupazioni e le esperienze comuni di milioni di persone. Ad Atlanta, questo tipo di impostazione potrebbe fare molta strada, perché la struttura del potere è mantenuta da così tanti corrotti. In secondo luogo, questo modello di pensiero dipinge le correnti radicali più popolari dei movimenti statunitensi come qualcosa di spaventoso. Trucchi da quattro soldi, forse, ma probabilmente sufficienti per un pubblico alienato. D’altra parte, milioni di persone in questa regione ricordano le rivolte irriducibili per la vita dei neri scatenate dagli omicidi di George Floyd, Rayshard Brooks e troppi altri. Questa particolare menzogna dovrebbe superare questo grande ostacolo per ottenere un’autentica presa di posizione.

  • “Gli squatter lasciano rifiuti nella foresta che dicono di difendere”

Anche se il complesso di Cop City e Blackhall distruggerebbe completamente la foresta, è sempre bene mettere in evidenza le contraddizioni, ogni volta che si può. La gente è sempre alla ricerca di motivi per criticare le cose, e se si riesce a far credere che le persone che difendono la foresta in realtà la stanno distruggendo, probabilmente questo sarà sufficiente per chi ha bisogno di una comoda scusa. Attenzione però. Se la gente pensa troppo attentamente alla salute del territorio, questo tipo di storia potrebbe ritorcersi contro.

  • “Esclusivo: Gli ‘attivisti’ stanno imitando la Cyber warfare russa?”

Ancora una volta, un punto interrogativo. In questo caso, probabilmente necessario perché ovviamente la risposta è “no”. Per fortuna, il lettore potrebbe non leggere correttamente e, dato che ovviamente non aprirà questo articolo da due soldi, crederà di aver letto un articolo che dice che dietro le proteste c’è Putin. Le citazioni allarmistiche intorno alla parola “attivista” sono un modo immediato per demonizzare e screditare il nemico. Infine, tirare in ballo temi scottanti non correlati permette ai giornalisti locali di mobilitare il sentimento popolare a scopo di pura demagogia. Attenzione a non spingere troppo in questa direzione. Alcune forze del movimento sembrano trarre vantaggio dalla percezione di essere spaventosamente potenti e di poter contare su vaste reti di sostegno.

  • “Le ragioni del sì: la nuova struttura per l’addestramento della polizia aiuterà ad attenuare le problematiche razziali delle forze dell’ordine”

Questa è la grande novità. Nei decenni precedenti, sono state proprio le lotte dei neri a costituire il principale vettore del malcontento sociale. La rabbia sociale tende a confluire in questo punto basso della stanza della democrazia americana. Se la Police Foundation riesce in qualche modo a convincere la gente che gli oppositori alla militarizzazione della polizia sono i veri razzisti, allora sicuramente potrebbe intensificare le operazioni contro di loro, trascinandoci tutti nel loro triste futuro. Si tratta di un colpo di fortuna. Se funziona, potrebbe essere il colpo di grazia. Il problema è che milioni di giovani già si fanno beffe di questo discorso sui social media.

Se la Police Foundation non riesce a costruire nuove mitologie sul suo progetto, continuerà a perdere a ogni passo. Il movimento che si oppone a Cop City ha già ottenuto diverse vittorie importanti in questo senso e mantiene costantemente l’iniziativa per quanto riguarda la raccolta di informazioni e i rapporti. La lotta attuale probabilmente attirerà specialisti OSINT/OSINV e ricercatori indipendenti. Questo non potrebbe arrivare in un momento peggiore per la Police Foundation, per Brasfield & Gorrie, per l’ufficio del sindaco e per tutti i burocrati che governano diffondendo confusione e inganno ovunque.

Per mantenere il sentiero sgombro, dovremo mantenere una prospettiva onesta dei rischi e degli ostacoli che dovremo affrontare nel nostro lungo cammino verso la vittoria. Lasciate che la verità sia la nostra prima linea, e tutto il resto seguirà automaticamente.

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