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Ecco cosa posso dire sul delirio in atto

Jacques Camatte

Penso da gran tempo che la specie abbia (già) rischiato l’estinzione. Ciò è stato confermato scientificamente. Vi sarebbero stati due casi: uno centoventimila anni fa e un altro dopo cinquantamila anni. Questo ha lasciato nella specie l’impronta di una minaccia. Per scongiurarla, essa è fuoriuscita dalla natura. Ma, alla fine dei conti, si ritova sotto la stessa minaccia e provoca essa stessa le condizioni di possibilità della propria estinzione. Siamo arrivati al momento terminale, decisivo. È la fine della peregrinazione. Nel capitolo 14 (il penultimo) di Emergenza di Homo Gemeinwesen, Punto attuale di compimento dell’erranza, ho cercato di esporre tutto questo nella maniera più precisa possibile. In sintesi: per sfuggire alla minaccia “naturale” la specie si è separata dalla natura, per scampare alla minaccia “antropica” essa deve reinscrivervisi, ciò che non implica necessariamente una fusione. A questo scopo occorrerà che si attui un immenso ritorno del rimosso: la naturalità, come essa si verifica nella circostanza delle catastrofi naturali con il manifestarsi della solidarietà, della preoccupazione per l’altro, ecc., con la sospensione della dinamica d’inimicizia che deve trasformarsi oggi in una eliminazione così che non occorra che essa risorga tra quelli e quelle che optano od opteranno per una virtualizzazione al passivo di quanto resta delle relazioni umane, e quelli e quelle che saranno toccati dal ritorno del rimosso.
In altre parole, per proteggersi la specie si è imprigionata in un divenire, il suo vagabondaggio, ed è divenuta incapace d’immaginare altro: in questo consiste la sua follia. È quello che si palesa nitidamente nelle reazioni dei dirigenti nei vari ambiti. Da cui, sottostante e tendente a emergere, il panico. Lo si percepisce per esempio nel fatto che il Coronavirus evoca irresistibilmente una minaccia.
L’interessante è che stiamo vivendo il disvelamento di quel vasto fenomeno dispiegato in migliaia di anni tra i due momenti di affermazione della minaccia del rischio di estinzione. Siamo al cuore del suo processo, ossia della manifestazione – della epifanizzazione per segnalarne la potenza integrale – del rischio. È come se nulla dovesse ancora avvenire e tutto si giochi adesso. Ad ogni modo non si può predire quanto tempo ciò richiederà. L’importante è durare per poter effettivamente viverlo nella sua totalità, il che implica la necessità di reinstaurare la preminenza dell’affettività che permette la messa in continuità e dunque la potenza di vita.

[Nota epistolare di Jaques Camatte ad Alberto Lofoco, resa disponibile alla diffusione da entrambi, che anticipa “Messa in campo del rischio di estinzione” di prossima pubblicazione]

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